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Mar 06 Mag 2008 |
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La storia di un nome, di un luogo, di un uomo, I nomi delle vie. Dormono, dormono quieti. La storia maiuscola di quei nomi quasi sempre sfuma nella memoria per lasciare il posto alle nostre minuscole storie quotidiane legate a quel luogo, a quella strada:
Da Giuseppe è diventato una specie di punto cardinale di Copparo. Non c'è bisogno di aggiungere nessuna altra indicazione:
Da Giuseppe è diventato il crocevia di tante storie di amicizia, d'amore, d'affari, tante storie quanti i suoi clienti affezionati, tante storie quanti i matrimoni che ha ospitato, le cene d'affari e gli incontri che si sono tenuti nei suoi saloni e nel suo magnifico gazebo estivo. E poi c'è l'albergo: anche qui altre storie, altre vicende umane, gente che va gente che viene...
Da Giuseppe, insomma, è diventato una grande storia collettiva, un grande mosaico di tante piccole storie personali.
Ma dietro questa insegna, dietro questo nome, c'è anche una precisa storia personale. Quando Giuseppe, prima ancora di diventare un luogo della nostra memoria, era un padre, un marito, un amico... Oggi è quella storia che vogliamo ricordare.
Personalmente, Giuseppe, l'ho conosciuto negli ultimi anni della sua vita. Lo ricordo come un signore alto, magrissimo, quasi un giunco che però faceva ancora intravedere nel portamento le tracce del passato vigore, ma che la battaglia quotidiana con la malattia, e soprattutto l'ansia di non essere di peso a nessuno, rendeva ogni giorno più dimesso, più sommesso. Quasi volesse passare il più possibile inosservato.
Si affacciava appena alle riunioni del nostro Rotary Club, di cui era stato uno dei fondatori, per salutare brevemente i suoi vecchi amici.
Non ce la faceva più a cenare con noi, doveva ritirarsi di buon'ora, se ne dispiaceva, e cercava di accomiatarsi con la maggior discrezione possibile, per evitare domande sulla sua salute, per non "disturbare" la serata, per rendere il più possibile "invisibile" la sua assenza. Giuseppe era fatto così. Lo capivamo benissimo, e lui ci capiva, senza bisogno di aggiungere altre parole. Era il suo modo discreto di rimanere accanto a noi. Ed ancora oggi, ad ogni nostra riunione, ci sembra che sia con noi nello stesso modo, che ci abbia appena salutato, "Scusate, buona serata a tutti...". Buona sera, Giuseppe, buona sera caro amico.
Tutta la storia inizia a Carrara S. Giorgio, nel padovano: Giuseppe Favarato nasce nella famiglia di un operaio della Sade, la società che forniva energia elettrica prima dell'Enel e della nazionalizzazione degli Anni Cinquanta, E' il primo di tre fratelli (Giuseppe, Mario, Giovanni). La madre, Rosa, aveva problemi di salute, e così i tre fratelli furono messi in collegio a Padova. Ne uscirono precipitosamente nel pieno dei tremendi bombardamenti alleati su Padova.
Con la fine della guerra, Giuseppe Favarato porta a termine anche la scuola alberghiera, e comincia subito a lavorare negli alberghi termali dei colli euganei. Pochi anni dopo gli viene offerta la conduzione di un bar a Codigoro. Il Bar Roma. Ed è qui che si salda il primo anello della nostra storia... Scorreva l'anno 1952. Scorreva relativamente placido come il grande fiume che era tornato quieto e tranquillo nel suo antico letto, dopo che appena l'anno prima aveva sparso tutta la sua furia nel Polesine.
A Codigoro, quel giovanottone si fa subito notare. Era stato il primo "barista" a presentarsi dietro il banco in giacca bianca e smoking (mentre i suoi colleghi indossavano ancora grembiuloni neri, "vecchia maniera"). A rimanere particolarmente colpita dalla sua eleganza e dal suo modo di fare, è una giovane impiegata della TIMO, la società telefonica di allora. La giovane impiegata si chiama Fernanda. La "scintilla" fra Fernanda e Giuseppe scocca proprio fra gli squilli telefonici: allora, infatti, per telefonare, si doveva passare sempre per il centralino. Giuseppe, che aveva appena preso in affitto il bar Roma, vicino al ponte centrale di Codigoro, veniva a telefonare dagli uffici della Timo di Codigoro più volte al giorno. Un sorriso, una battuta, presto fra i due si stabilisce una profonda simpatia. Ma a quei tempi "mettersi insieme" non era una cosa così facile, semplice, come oggi.
Siamo nell'Italia di De Gasperi. L'Italia sta ancora rimarginando le ferite della guerra. Proprio in quell'anno, il '52, nasce la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio. Il ministro Spataro annuncia l'inizio delle trasmissioni del secondo programma nazionale della radio (che sostituisce la "rete rossa" e la "rete azzurra" dell'immediato dopoguerra). Angelo Costa viene nominato presidente della Confindustria. La stampa lo presenta così: "Non fuma, non beve, ha 9 figli, il presidente degli industriali italiani, incorruttibile, onesto e lavoratore di stampo antico". L'opinione pubblica italiana è scossa dal caso di Caterina Fort, accusata dell'omicidio della moglie e e dei figli del proprio amante; la Fort finisce in cella, a Bologna, con Maria "la zoppa", coloritissimo personaggio del mondo della malavita e della prostituzione ferrarese. Sono anni di grandi passioni politiche. Proprio a Copparo, padre Toschi lancia una pubblica sfida ad "Ulisse", il direttore dell'Unità , invitandolo a partecipare ad un dibattito sulla questione dei prigionieri italiani in Russia. E i giovani? (tanto per tornare ai nostri Giuseppe e Fernanda, che si sono appena conosciuti a Codigoro). Gli anni della contestazione sono ancora lontani. La cappa dei genitori è ancora pesante ed indiscussa. Anche se non mancano clamorose ed ingenue "fughe" in avanti, come quella dei due studenti ferraresi di 14 anni che "marinano la scuola per andare.. in America" (titolo di un articolo di cronaca cittadina della Gazzetta Padana, anno 1952). Vengono rintracciati a Milano. Il giornale non descrive ciò che accade ai due figlioli prodighi al momento del rientro in famiglia.
Fernanda e Giuseppe non sono certo giovani di questo tipo. Giuseppe, nonostante la sua fama di dongiovanni, viene "accettato" dai genitori di Fernanda, e così comincia il fidanzamento ufficiale. Al cinema i due ragazzi possono andarci solo accompagnati dalla mamma e dalla sorella di lei. Per avere un pò di privacy Giuseppe e Fernanda devono farsi parecchi chilometri in bicicletta, da Codigoro a Pomposa, e salire in cima al campanile dell'Abbazia. E' qui, ad alta quota, che si scambiano il primo bacio, con tanto di campane, campane vere, assordanti. Ma i due ragazzi non ci badano; così come non si accorgono degli occhiali schiacciati nel taschino della giacca. L'amour, l'amour!
Ceto che allora essere giovani doveva essere veramente faticoso: chilometri e chilometri in bicicletta, scalate ai campanili per potersi baciare in "santa" pace; anche il ballo richiedeva parecchia energia... In quegli anni, infatti, andavano di moda le maratone di ballo. Proprio nel 1952, a Copparo, una coppia di Taranto, Renzo 35 anni, Ida 25 anni, stabiliscono un record di durata, ballando ininterrottamente per 170 ore, 8 giorni consecutivi con soli 15 minuti d'intervallo ogni ora. Più che al divertimento, Giuseppe pensa al lavoro ed a mettere su famiglia. Il 6 giugno di quello stesso anno, 1952, Giuseppe e Fernanda si sposano. Insieme si trasferiscono sul Lago Maggiore, dove Giuseppe era stato assunto come maggiordomo nella casa dei Conti Orsi-Mangelli. Era stata proprio la Contessa a pretendere che Fernanda raggiungesse al più presto il marito Giuseppe, provvedendo al trasloco ed a trovare loro una sistemazione adeguata. In bolletta, ma felici: è questo il leit motiv di quegli anni in casa Orsi-Mangelli. Una severa scuola di stile. Giuseppe deve lavorare sempre in guanti bianchi. Al cospetto dei Conti non poteva mai voltare loro le spalle, per uscire da una stanza poteva solo indietreggiare camminando all'indietro. Nonostante ciò, quello rimane uno dei momenti più felici della loro vita. Ed infatti l'anno successivo, 1953, nasce Massimo, il primo figlio. Con il passare del tempo, però, comincia, a farsi sentire la nostalgia di casa, specialmente da parte di Fernanda. Così due anni dopo, nel 1955, Giuseppe e famiglia torna in provincia di Ferrara. I genitori di Fernanda hanno trovato per la giovane coppia un locale da gestire a Massafiscaglia, il "Ragno Azzurro". Questo sarà un periodo decisamente avventuroso e denso di novità per Giuseppe e Fernanda. Al termine di una Festa dell'Ultimo dell'Anno, il povero Giuseppe, che chiude il locale di Massafiscaglia alle 3 di notte, è costretto a tornarsene a casa a piedi, fino a Codigoro (una decina di chilometri!). Sempre al "Ragno Azzurro" Giuseppe "inaugura" i primi party di matrimonio. Siamo ancora negli Anni Cinquanta, ed i matrimoni sono decisamente molto più semplici di quelli di adesso: il "pranzo" dei matrimoni di allora è più che altro una specie di merenda, di buffet: panini, cioccolata in tazza con pasticcini, torta (in genere con tovaglioli di carta, Favarato è uno dei primi ad utilizzare tovaglie e tovaglioli di stoffa), vermouth, marsala... Dopo il "Ragno Azzurro", la famiglia Favarato passa alla gestione dell'Albergo Italia, sempre a Massafiscaglia. Nel frattempo nasce il secondo figlio, Marcello. Ormai la "squadra" è al completo, pronta per il grande salto. Arriva il 1962. La televisione italiana ha da poco varato il suo secondo canale. Spopolano programmi come Campanile Sera, Caccia al numero, L'amico del giaguaro. Migliaia di telespettatori vincono al lotto giocandosi numeri (22, 88) che compaiono sull'uniforme del detenuto protagonista di uno dei primi sceneggiati televisivi "Il caso Maurizius" (il bello è che la vincita sarà ripetuta anche quando verrà trasmessa la replica dello stesso sceneggiato). Il 1962 è anche l'anno del dramma di Marylin Monroe. E' l'anno in cui il latino diviene materia facoltativa nelle scuole medie ( la DC cede al PSI, titolano a questo proposito i giornali di allora). I giovani ferraresi vanno a ballare e si divertono in locali come l'Arlecchino di via Arianuova, il Caprice di Codigoro, il Discoverde di Copparo (che per un pò sarà gestito dallo stesso Favarato), la Porta d'Oro di Ugo Orsatti in via Muratori, la Sala Volta di S. Bartolomeo. Le canzoni più gettonate di quella estate sono "Maliendo Cafè" di Mina (chi se lo ricorda?), "Let twist again" di Peppino di Capri, "Stai lontana da me" e "Sussurrato" di Celentano. Proprio in quell'anno spariscono gli ultimi ponti di chiatte sul Po; ed a Guarda cominciano le riprese dello sceneggiato-Tv "Il Mulino del Po", con Raf Vallone, Carmelo Pilotto, Ave Ninchi. L'evento più sensazionale di quell'anno è però la prima trasmissione in mondovisione, via satellite, il Telstar, fra gli Usa e l'Europa. Dall'America vengono inviate in Europa le immagini di un discorso di Kennedy, di un brano del Re Lear di Shakespare, di una seduta del senato americano, del loro mormone di Salt Lake City; dall'Europa vengono trasmesse in America immagini del Museo di Altamura in Spagna, della Magna Charta di Londra, immagini di Vienna, Belgrado, della Sicilia (la pesca notturna con le lampare), dei Campi Elisi di Parigi, della tomba di Colombo a Siviglia, del coro della Cappella Sistina, del Parlamento inglese, del Ciclotrone di Ginevra, del Colosseo, delle Terme di Caracalla...
Mentre tutto ciò scorre sul grande monitor della storia, nel nostro piccolo schermo la famiglia Favarato, in quello stesso anno, 1962, compie il passo definitivo che la congiunge al luogo da cui eravamo partiti: Copparo, il ristorante Da Giuseppe. Stesso luogo, stesso locale, ma allora con un nome diverso: Ristorante Albergo Pace. Qui Giuseppe e Fernanda capiscono che avrebbero potuto mettere definitivamente radici. Con il vecchio proprietario del locale, Giuseppe Mari detto "Giusfin", il rapporto è decisamente buono. Lui stesso è più che soddisfatto, perché con la gestione Favarato il locale comincia effettivamente a riprendere quota dopo diversi anni di declino. Il locale già allora era una specie di istituzione. L'albergo era nato con la prospiciente funzione stazione ferrovoaria nei primi anni del '900. L'abnegazione ed il lavoro di Giuseppe Favarato e dei suoi familiari, imprime una svolta tanto nitida al locale, che la gente, spontaneamente, comincia a chiamarlo ristorante "Da Giuseppe"! Alla morte del vecchio proprietario, nel 1973, Giuseppe si fa avanti per acquistare l'intero immobile. Finalmente un locale tutto suo. Finalmente "Da Giuseppe" di nome e di fatto. Per capire con quanto coraggio Giuseppe Favarato ed i suoi familiari hanno percorso questo cammino di ristoratori ed albergatori, bisogna pensare che quando hanno preso in gestione il locale copparese, la provincia di Ferrara era appena al 65simo posto nella classifica turistica nazionale. La passione, però, ha fatto più volte gettare il cuore oltre l'ostacolo. Così nel 1984 è stato realizzato il primo ampliamento, con il nuovo salone centrale; nel '92 è stata la volta del parco estivo e della massiccia ristrutturazione dell'albergo. Un rilevante investimento, che Giuseppe ha fatto appena in tempo a vedere ultimato. Forse nemmeno lui aveva mai immaginato che il "suo locale potesse assumere le dimensioni che ha raggiunto oggi. Determinante, in questa fase di consolidamento e di crescita, è stato certamente l'appoggio dei figli Massimo, Marcello, e la nuora Paola. Hanno rappresentato il secondo stadio, il secondo capitolo di questa vicenda. E già si profila la terza generazione, quella dei nipoti (Andrea, già al lavoro, Stefano, Silvia, Alessandra, in "lista di attesa"). Quasi mezzo secolo di dedizione: questo rappresenta "Da Giuseppe". Tanti anni costellati di numerosi aneddoti, legati anche a personaggi famosi, come ad esempio una cena "negata" a Lucio Dalla ("voleva entrare a tutti i costi, ma era giorno di chiusura..."), o le interminabili partite a carte con Mia Martini, partite che potevano durare anche una notte intera, e coinvolgevano tutta la famiglia. La storia di un ristorante. Di un albergo. Di un piccolo porto di pianura, nel quale si sono incrociate, e continuano ad incrociarsi tante piccole grandi storie, le nostre storie. E Giuseppe? Ha terminato il suo racconto, ed ora dorme, dorme sulla collina. Buon riposo, caro amico.
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